il flusso di coscienza...
brainstorming autonomo online
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“ amore mio non è una colpa
il non saper gestire la gioia
e il fatto di trovarsi a proprio agio
nel dolore e nella rassegnazione ”
carmen consoli, non molto lontano da qui
Vorrei portarti con me.Resisteresti poco, al freddo senza l’afa estiva ma sarebbe un ‘esperienza diversa, no? Poi ti riporterei indietro, come è giusto che sia. Ma per un po’ ti porterei con me.
Ti racconterei le cose che non avrò il tempo di finire di dirti. Solo per quello, per trovare il modo che duri di più. Ti farei guardare il mare freddo, così apprezzeresti il tuo. Ti farei una foto e la lascerei nel cassetto per le volte che avrò voglia di guardarti con i capelli scompigliati e il sorriso accennato.
Mangeremo e dormiremo poco perché non ci sarebbe il tempo; tutto quello che vorresti cercherei di dartelo. Ti farei esprimere un desiderio e lo esaudirei. Solo uno, perché tre non sarei capace.
Ti farei almeno un paio di domande scomode, perché così ti fideresti di me; perché così, se ti telefonassi almeno una volta, sussulteresti un pochino e quando deciderai di andare via, ci sarà almeno una volta in cui vorrai tornare.
Vorrei che ti fossi innamorata di me, per chiedermi di restare. Ma forse tu impieghi tanto per innamorarti e allora è per questo che vorrei portarti con me: per farti innamorare.
Verresti?
[…]
“Sono convinta che per ogni mamma che va in maternità anticipata senza averne davvero bisogno, un’altra mamma verrà trattata peggio.
Ci sono maternità elefantiache: resto incinta e al terzo mese resto a casa; la legge mi tutela e posso stare a casa altri sei mesi; dopo chiedo il congedo parentale per 180 giorni al 30% di stipendio (in tutto, fin qui, sono rimasta a casa per 18 mesi: un anno e mezzo); poi magari ho delle ferie arretrate da usare, ma se non le ho chiedo un’aspettativa. Magari nel frattempo resto incinta di nuovo. O mi do malata.
Io se fossi a capo di un’azienda non sarei così gentile con la mamma in questione al suo rientro. […]
”
Una riflessione interessante di Semerssuaq* sul rapporto tra neomamme e lavoro
(via lafra) (via blondeinside)
[ndIvy: la storia, pari pari, di una mia collega alla seconda gravidanza…]
Quando in anticipo sul tuo stupore verranno a crederti del nostro amore a quella gente consumata nel farsi dar retta un amore così lungo tu non darglielo in fretta non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole le tue labbra così frenate nelle fantasie dell’amore dopo l’amore così sicure a rifugiarsi nei “sempre” nell’ipocrisia dei “mai” non sono riuscito a cambiarti non mi hai cambiato lo sai.
E dietro ai microfoni porteranno uno specchio per farti più bella e pesarmi già vecchio tu regalagli un trucco che con me non portavi e loro si stupiranno che tu non mi bastavi, digli pure che il potere io l’ho scagliato dalle mani dove l’amore non era adulto e ti lasciavo graffi sui seni per ritornare dopo l’amore alle carenze dell’amore era facile ormai non sei riuscita a cambiarmi non ti ho cambiata lo sai.
Digli che i tuoi occhi me li han ridati sempre come fiori regalati a maggio e restituiti in novembre i tuoi occhi come vuoti a rendere per chi ti ha dato lavoro i tuoi occhi assunti da tre anni i tuoi occhi per loro, ormai buoni per setacciare spiagge con la scusa del corallo o per buttarsi in un cinema con una pietra al collo e troppo stanchi per non vergognarsi di confessarlo nei miei proprio identici ai tuoi sono riusciti a cambiarci ci son riusciti lo sai.
Ma senza che gli altri non ne sappiano niente dirmi senza un programma dimmi come ci si sente continuerai ad ammirarti tanto da volerti portare al dito farai l’amore per amore o per avercelo garantito, andrai a vivere con Alice che si fa il whisky distillando fiori o con un Casanova che ti promette di presentarti ai genitori o resterai più semplicemente dove un attimo vale un altro senza chiederti come mai, continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai.
Da leggere.
(Sto cercando di scrivere un commento decente, ma è la ventesima volta che scrivo e cancello.
Che poi magari in realtà non gliene frega niente a nessuno del cinema e di come (non) funziona il meccanismo)